
Scollinando 2008 Tappe del percorso
1. Partenza da Villa Cita
2. Pozzo di via Feo
3. Ferrovia militare guerra 1915 1918
4. Murazzo Veneziano Bampadora
5. Contrà Giudea
6. Villino Forni-Cerato
7. Villa Nievo Bucchia ora Agosta
8. Villa Sesso-Ferella-Falda
Pozzo di via Feo
Gran parte dei pozzi artesiani del nostro territorio sono stati realizzati fra gli anni 1920 e 1950. Il pozzo di via Feo è infatti degli anni trenta. I pozzi più vecchi, i primi che furono costruiti a Montecchio Precalcino si trovano all' interno di cortili o ville, come il pozzo della Bastia, oppure il pozzo di villa Cita, o il pozzo di villa Franzani, come quello di villa Nievo, erano di esclusiva proprietà dei nobili locali, o di coloro che venivano a Montecchio Precalcino nelle loro case per riposare nei mesi estivi. Successivamente, ma dopo oltre un secolo, sono iniziati i lavori per la realizzazione dei pozzi per i cittadini comuni. Di norma venivano ubicati nelle piazze o nelle contrade, dove cioè si trovavano maggior residenze ed abitanti. Il pozzo di via Feo e quello di via Bastia hanno avuto una logica diversa. Il pozzo di via Bastia, che si trova quasi alla sommità della collina, ha un avan pozzo di 8 9 metri, ha sempre avuto acqua, è funzionante e l' acqua si trova a due metri dal livello stradale. L' avan pozzo è una costruzione circolare, nella maggior parte dei casi in mattoni, del diametro di un metro ed oltre, che va dalla superficie fino a trovare la falda dell' acqua; di norma poi il tubo di pescaggio dell' acqua viene ulteriormente conficcato nel terreno sottostante per qualche metro a maggior garanzia di continuità di acqua. Il pozzo di via Feo ha un avan pozzo di appena sei metri, ha sempre avuto acqua, è funzionante e l' acqua si trova a due metri costanti dal livello della strada. Alcuni pozzi del nostro comune, che non sono in collina, hanno degli avan pozzo a partire da 18 20 metri ed addirittura fino ad oltre 50 metri, perché la falda si trova a quelle profondità, ma a volte rimanevano, durante periodi di siccità, a secco cioè senza acqua. Ecco quindi spiegata la collocazione di questi due pozzi in località non tanto popolate, la sicurezza dell' acqua e la sua presenza quasi in superficie. Il pozzo di via Feo è stato ristrutturato dalla locale Squadra di protezione civile volontaria Astico Brenta e titolato ad un volontario: sono stati recuperati e ristrutturati anche il pozzo della piazza di Levà ed il pozzo di via Bastia, come la Pro Loco di Montecchio Precalcino ha splendidamente ristrutturato e recuperato il pozzo di villa Cita. Infine una considerazione: quando l' approvvigionamento dell' acqua avveniva dai pozzi c' era molta attenzione a non sprecarla; ora che basta aprire un rubinetto il consumo è diventato tale da usare pro capite quotidianamente circa duecento litri d' acqua. La ferrovia militare durante la prima guerra mondiale 1915 - 1918 In questo luogo, dove ora termina il villaggio Marianna Cita, fino a pochi anni fa si poteva notare un rudere abbastanza imponente in cemento armato, mezzo nascosto da un piccolo bosco di ailanto, acacie ed arbusti selvatici. Aveva una volta ad arco sotto la quale una volta scorrevano le acque tranquille di un braccio della roggia Montecchia che proseguiva poi verso il Palazzon. Quel rudere era quanto rimaneva di un manufatto della Grande Guerra, che vide anche Montecchio Precalcino protagonista, seppure di retrovia, delle vicende belliche. Poco lontano da qui, infatti, sulla collina, troviamo il British Cemetery dove vennero tumulate 439 salme di soldati dell'esercito britannico che caddero sul fronte dell'Altopiano. Il genio militare italiano aveva urgenza di portare in prima linea verso il fronte del Piave e del Grappa soldati e rifornimenti e pensarono ad un prolungamento della ferrovia che partiva da Dueville. Costruirono quindi un nuovo ramo di binari a scartamento ridotto che costeggiava la collina a sud, rientrava poi verso nord, passava dietro alla chiesa e infine raggiungeva proprio il luogo in cui ci troviamo. Da qui la ferrovia superava il torrente Astico in prossimità del murazzo veneziano per poi proseguire verso il fronte ma i lavori si interruppero dopo Breganze, forse perché le fasi finali della guerra non lo suggerivano e quindi l'opera si rivelò inutile. L'11 novembre del 1918, sette giorni dopo l'armistizio, il primo treno passò comunque per il Viale Vittorio Emanuele III°, ora Don Martino Chilese, e raggiunse il murazzo. Tutto finì qui ed il ponte in legno sull'Astico fu demolito negli ultimi mesi del 1923. Con la disastrosa alluvione del 1966 affiorarono qua e là sul letto del torrente i resti dei piloni. Quanto restava invece di quest' opera militare in cemento fu portato via pochi anni fa dalle ruspe, per far posto al nuovo villaggio.
Via Murazzo - Casa Marangoni - Roggia Montecchia
Proseguendo il nostro percorso troviamo via Murazzo, prende il nome dai poderosi murazzi, due per l' esattezza, fatti costruire in tempi diversi per incanalare le acque del torrente Astico, la prima mura. glia è databile in epoca Romana partiva da Sarcedo ed arrivava circa fino alla chiesetta di San Rocco, ed era stata costruita per impedire al torrente stesso di poter scorrere ad ovest del colle ossia verso la frazione di Levà e di confluire nel Bacchiglione poiché le piene dello stesso allagavano e danneg. giavano la città di Vicenza. La seconda muraglia venne costruita nel 1532 sul lato sudest del colle verso Sandrigo lungo e parallela all' attuale via Astichello, l' origine della Contrà del Murazzo, oggi via Murazzo, ebbe inizio da questa seconda opera di sbarramento dell' Astico. Il fabbricato alla nostra destra di proprietà della famiglia Marangoni, è una delle case ancora esistenti più vecchie di Montecchio Precalcino, infatti si trovava già inserito in una mappa opera di Giusto Dante datata 16 Maggio 1673, nei pressi di questo edificio sorgeva un capitello cinquecentesco dedi. cato ad un santo affinché proteggesse la popolazione dalle frequenti inondazioni dell' Astico, l' affresco che si trovava nel capitello venne in un secondo momento trasferito nella nicchia che vediamo in questo edificio, purtroppo è andato perduto. La roggia che scorre alla nostra sinistra è la roggia Montecchia, già citata, venne fatta scavare dal comune di Montecchio Precalcino nel lontano 1290 per irrigare i prati dei signori di quel periodo, successivamente fece girare le macine di due mulini che si trovavano uno a nord ed uno a sud di dove ci troviamo ora, ed i cui ultimi proprietari furono i signori Maccà.
Il pozzo di via Palazzina
E' uno dei rari pezzi di proprietà pubblica giunti fino a noi ancora sostanzialmente integri nella loro originaria struttura. Il pozzo costituiva la più antica ed unica fonte di rifornimento d' acqua veramente potabile là dove non esistevano sorgenti. Il suo scavo comportava lavoro e spese non indifferenti e per questo nelle nostre povere contrade di un tempo erano rari mentre ogni ( o quasi ) casa signorile ne possedeva uno di proprio al quale era però permesso attingere a tutti i vicini. Risulta difficile determinare l' epoca di realizzazione di questo di via Palazzina anche perché la tecni. ca i materiali usati e le strutture esterne rimasero immutate nei secoli, tutta una serie di fattori condordanti fanno pensare al XVI o XVII secolo. Nel nostro caso il pozzo è costituito da un muretto rotondo in mattoni che esce da terra in prosecuzio. ne del muro protettivo del foro vero e proprio, sormontato da una grossa pietra, la vera . Al di sopra di esso un cilindro appoggiato a due supporti metallici azionato a mano serviva ad avvolgere e svolgere la corda cui era appeso il secchio. Una piccola tettoia a due spioventi protegge dalla pioggia gli elementi esterni e chi gli usava. Un parallelepipedo di cemento dal quale emerge el mato affianca il pozzo; è un esempio di come a partire dagli anni trenta, questa rudimentale pompa iniziò a soppiantare i pozzi data la sua praticità. Si tratta di un tubo cilindrico di ferro infisso nel terreno fino a raggiungere una falda abbondante che reca nella parte superiore uno stantuffo aspirante azionato a movimenti alterni che fa risalire l'acqua che fuoriesce da una bocca posta quasi alla sua sommità.
Contrà Giudea ora via Guglielmo Marconi.
Il 14 Febbraio 1939, con delibera del Commissario Prefettizio veniva soppresso il nome di contrà Giudea sostituendolo con quello di via Guglielmo Marconi. Si dice che intorno all' anno 1450 vi fosse in questa zona una piccola comunità ebraica, trasferitasi come molte altre piccole comunità a Venezia, a qualche centinaio di metri dalla basilica di S. Marco lungo il Canal Grande, al Ghetto ebraico ancor oggi visitabile. Successivamente l' Indice dei Beni del 1762 ed i registri civili dei morti non accennano però ad una località così denominata e ciò si spiega, forse, perché il termine veniva usato in senso dispregiativo, quasi offensivo. Alla fine degli anni trenta, era arrivata a tutti gli oltre ottomila Comuni, dal Governo Centrale, la disposizione che imponeva la titolazione di due vie: la prima, che poi doveva essere tra le vie principali in via Roma; la seconda in via G. Marconi. Guglielmo Marconi, nato a Pontecchio, frazione di Sasso Marconi, ( Marconi naturalmente aggiunto successivamente alla memoria dello scienziato ) nel 1874, morto a Roma nel 1937, uno dei massimi scienziati italiani, grazie alla sua straordinaria invenzione cioè la telegrafia senza fili, che perfezionò al punto tale da trasmettere segnali attraverso gli oceani, fino al Canada ed all' Australia, nel 1909 come è noto fu insignito del premio Nobel per la fisica. Si comprendono e si possono sicuramente giustificare le due titolazioni, ma la cancellazione di contrà Giudea trova successivamente ragione nella strategia di quello che qualche anno dopo il 1939 sarebbe stata la brutale violenza messa in essere contro il popolo ebraico. Per finire, fino alla metà degli anni 1960 circa in questa via , si trovava la nota Osteria del piocio .
Villa Nievo Bucchia Borghin ora Agosta
L' attuale edificio fu costruito nei primi decenni del Seicento inglobando una preesistente struttura gotica testimoniata da alcuni elementi architettonici visibili fino agli anni settanta, prima dei restauri. Essi hanno cancellato un grande fregio settecentesco raffigurante lo stemma dei Nievo dipinto sulla parte alta della parete di levante. Settecentesca era pure la piccola cappella domestica con altare ornato da putti scolpiti della scuola di Orazio Marinali. Il lavoro più importante di quell' epoca fu la realizzazione di due giardini ben distin. ti: il giardino all' italiana si trovava davanti alla facciata principale della villa ed era coltivato ad ai. uole simmetriche, il parco romantico invece occupava una vasta area ad est della villa, sfruttando le particolarità del terreno e le acque della roggia che alimentava una peschiera. Sul finire del 1700 o agli inizi del 1800, la proprietà passò ai conti Barbieri che l' arricchirono ulte. riormente facendo ornare con decorazioni pompeiane le tre sale comunicanti del pianterreno e con sagome di pietra viva le finestre del fronte stradale. Tale lavoro, nel 1805 costò la vita ad un muratore che cadde dall' impalcatura. Dai Barbieri la villa passò a Giannettore Bollina che fu sindaco di Montecchio Precalcino dal 1868 al 1899. Sua nipote Angelina Bertagnoni, nel 1878 sposò Pietro Bucchia, un ingegnere dedito alla carriera militare, che fu anche sindaco di Vicenza. La coppia, alla morte del Bollina, ne ereditò la proprietà. Durante la prima guerra mondiale la villa fu trasformata in ospedale militare: su tutte le quattro facciate e sul tetto furono dipinte delle grandi Cro. ci Rosse. Nel 1969, alla morte di Camillo Bucchia, ultimo della sua schiatta e senza figli, la vedova alienò l' intera proprietà vendendo il corpo padronale ai sigg. Borghin ed i rustici ai sigg. Moro, trasferendo nella sua nuova residenza lombarda gli arredi e le sculture. Il ricco archivio di famiglia andò disperso. Ora la villa che vediamo è stata acquistata e viene gestita dai sigg. Agosta.
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